Bio Bio Gelato

Tutto quello che hai sempre voluto sapere sul gelato, gusti, curiosità, novità prodotti e franchising gelato, più di un semplice blog gelateria.

Sei un curioso appassionato del mondo della gelateria artigianale?

Questa è la sezione che fa per te…
Tutto, ma proprio tutto quello che hai sempre desiderato conoscere sull’universo gelato, più di un blog gelateria! Curiosità, prodotti, materie prime, quanto costa aprire una gelateria, novità e possibilità di business nel settore franchising gelato non avranno più segreti. Un diario per scoprire nuove tendenze del settore, inediti accostamenti di gusti e sapori dolci e salati (anche in linea con expo Milano 2015), trucchi e soluzioni per aprire una gelateria, costi da sostenere per avviare una attività, corsi di aggiornamento e tanto altro, sul blog gelateria Bio Bio

 

scroll icon bio bio scroll down
Dal gelato vegano al gelato bio: la rivincita del naturale.

Gelato vegano

È proprio a tra novembre e dicembre che si ha un quadro completo delle tendenze della prossima stagione in tema di gelateria artigianale: di certo il gelato vegano, costituisce una di queste tendenze.

A discapito di quanti non credono nell’appeal di un buon cono gelato in inverno, è invece proprio questo il momento giusto per tracciare le linee guida dei must e dei trend che saranno maggiormente in voga nella stagione entrante.

Il gelato artigianale è in rivoluzione: non parliamo necessariamente di gusti, ma prevalentemente di livello di materia prima che deve essere di qualità, biologica e certificata.

Il consumatore 2.1 cerca semplicità e verità, ma anche tracciabilità e filiera corta a livello di materie prime costitutive. Per questa ragione, gelato vegano, gelato biologico, gelato a chilometro zero sono sempre più richiesti tra le proposte di gelateria artigianale maggiormente innovative. 

I risultati di Host 2015- salone biennale di accoglienza e ristorazione – parlano chiaro.

Il gelato artigianale vuole differenziarsi da quello industriale per la sua semplicità. Semplicità che si accosta perfettamente all’ esplosione dei prodotti vegan e della passione per il gelato vegano.

Un vero boom anche per il mercato del gelato senza: senza zucchero, senza lattosio, senza latte e derivati del latte, senza grassi, dolcificati con stevia, senza glutine, senza crudeltà (o appunto gelato vegano).

Spesso non basta dire gelato vegano, biologico, o gluten free per affermarsi nei rispettivi campi. Servono valorizzazioni e certificazioni.

Etica, salute e genuinità si fondono fino a particolari sperimentazioni come il gelato sushi, c’è molta attenzione anche all’eliminazione di coloranti chimici e loro sostituzione con coloranti Naturali: l’ex blu Puffo si ottiene ora con l’alga Spirulina antiossidante. In quanto ai gusti prevale un assetto tradizionale come creme classiche, Limone, cioccolato e fragola.Dopo un boom del biscotto, a livello esotico la spuntano solo mango e maracuja e l’attenzione prevalente va al settore gelateria bio e alle materie prime a Kmzero o a territoriali protetta (dai fichi caramellati di Bagnacavallo, alla Fragola Miranda, etc). Un mondo di gelateria sempre più attento e consapevole.

Aprire una gelateria biologica con un’idea vincente

Aprire una gelateria biologica

Spesso si pensa che per aprire una gelateria biologica servano anni di preparazione, investimenti elevati e tanta preparazione dal punto di vista delle proprie skill.

Il modello di gelateria Bio Bio rivoluziona questi presupposti, fondando il suo format su flessibilità, rapidità (il tuo locale in 60 gg dalla firma del progetto) e costi per aprire una gelateria biologica davvero sostenibili rispetto ad altri modelli di gelateria in franchising ( franchising Crema e Cioccolato oppure gelateria La Romana franchising, etc).

Per guidare la scelta di chi vuole aprire una gelateria biologica, vuole conoscere la media dei costi ma soprattutto cerca un consiglio rispetto al franchising gelaterie che fa per sè. Ecco l’intervista a un giovane imprenditore che ha scelto il modello Bio Bio per il suo locale.

A.C. è un giovane imprenditore che ha aperto una gelateria Bio Bio nel 2013.


 

Come vi siete avvicinati al mondo del franchising gelaterie? Facevate già un lavoro di questo tipo?

“Io e mio fratello abbiamo esperienze di vita differenti dal mondo del gelato; abbiamo approcciato questa realtà perché da alcuni anni era nostro vivo desiderio aprire una gelateria.

Per prima cosa però abbiamo fatto una ricerca di mercato molto attenta relativa a: posizionamento del prodotto gelato, flessibilità dei differenti format di franchising gelaterie, costi per aprire una gelateria e naturalmente natura e qualità del prodotto proposto, con focus sul gelato biologico”.


Quali modelli di franchising gelaterie avete confrontato e con quali risultati?

“Abbiamo fatto una valutazione relativa a diversi possibili format passando da Gelateria la romana franchising al franchising crema e cioccolato.

Abbiamo vagliato anche altri modelli come il primo Dolce Bio di Mec3 e Puro e Bio prima di arrivare alla scelta di Bio Bio.


Cosa ha inciso sulla vostra valutazione per la scelta del più adeguato alle vostre esigenze?

“Hanno inciso diversi fattori.

In primo luogo il prodotto: la nostra intenzione era quella di puntare su un prodotto biologico: Il format gelateria Bio Bio è l’unico con gelato biologico certificato ed estende la sua certificazione non solo al prodotto gelato ma anche al locale, sia per uso di materiali eco friendly che per uno stile sostenibile nel packaging e nelle modalità produttive.

In secondo luogo hanno pesato la flessibilità e l’adattabilità del progetto rispetto alle nostre specifiche esigenze.

Ad esempio la Gelateria la romana franchising ha uno stile eccessivamente rigido: le imposizioni rispetto all’investimento da sostenere sono molto elevate e c’è anche uno specifico vincolo sulla posizione richiesta per l’avvio del locale.

Altri format come Dolce Bio di Mec 3 hanno invece costi molto elevati di start up e la qualità del loro gelato biologico non ci entusiasmava, (così come il modello di Puro e Bio, che di biologico ha davvero poco).

Per quanto concerne il più noto franchising Crema e cioccolato, non l’abbiamo nemmeno tenuto in considerazione, vista la scarsa “artigianalità” del modello.<2


Quali sono i punti forti del format gelaterie Bio Bio?

“Per prima cosa non è un franchising gelaterie.

É un modello, uno stile di fare il gelato che si sposa perfettamente con l’eleganza e il rapporto umano che si costruisce con l’azienda madre, Mo.Ca.”


D’altronde, 60 anni di esperienza nel settore non mentono, quindi, oltre all’approccio al progetto che viene modellato e costruito con una certa possibilità di intervento da parte di chi investe, in realtà pesa la grande attenzione e il rapporto umano che si costruisce con l’azienda.

Inoltre i costi per aprire una gelateria biologica Bio Bio  sono sostenibili, non ci sono fee iniziali e non é prevista alcuna royalty per il locale affiliato.

Inoltre, il prodotto Bio Bio è l’unico Biologico certificato.

Ma cosa serve per aprire un locale gelateria Bio Bio?

Vi bastano una dose di buona volontà e le idee chiare: una volta scelto il progetto e il layout del vostro locale (per il quale sono sufficienti 30 mq) il vostro sogno di aprire una gelateria si realizza in 60 gg.

Non servono professionalità specifiche (rispetto al format di gelateria la romana franchising) perché l’azienda vi sostiene con corsi di formazione iniziale e costanti durante il percorso; si fa uso di un solo macchinario Carpigiani ad altissimo grado di innovazione.

Rispetto ad altri modelli che puntano sul decongelamento senza mantecazione (vedi crema e cioccolato franchising) il gelato Bio Bio conserva un’assoluta qualità e un percorso produttivo “reale” e canonico.

Costi per aprire una gelateria e le corrette valutazioni imprenditoriali

Costi per aprire una gelateria

Quando si effettua una valutazione sui costi per aprire una gelateria è bene tenere in considerazione la fortunata natura del prodotto gelato, una categoria particolarmente popolare e apprezzata, la più affascinante di sempre, categoria nella quale i consumatori hanno maturato una certa consapevolezza che li spinge a richiedere prodotti innovativi, trovando praticamente sempre corrisposti i loro desideri. Per tale ragione gli imprenditori e aspiranti imprenditori si chiedono sempre quali sono i fattori di successo e di valutazione dei costi stessi.

La risposta è stata anche in termini di tipologia di ingredienti utilizzati e nuove soluzioni di gusto.

Grande attenzione a materie prime genuine e biologiche e soprattutto al filone dei prodotti crueltyfree.

Alcune riflessioni chiave sono determinanti prima di valutare i costi per aprire una gelateria.

– l’ascesa dei prezzi del cibo impatta sul potere d’acquisto dei consumatori, con la conseguenza che gli stessi cercano maggior valore per il costo del gelato.

Questo aiuta e agevola il consumo di prodotti locali o White label.

– I temi della salute e del crueltyfree stanno impattando in maniera intensa sulla ricerca e sulla tipologia di consumo di gelato – e di conseguenza sui costi per aprire una gelateria e avviare un locale.

– i consumatori stanno facendo più di uno sforzo consapevole per ritagliarsi tempo per sè.

Questo genera un filone specifico di consumo di gelato legato alla nicchia “relax e tempo libero” Il mercato del gelato in USA identifica le chiavi in grado di orientare il consumo e ciò che motiva il consumo.

Tutto é combinato in un approfondito studio di mercato e di categorie variabili per identificare opportunità chiave.

In questo senso i costi per aprire una gelateria vanno ponderati sulla base del tipo di prodotto da proporre e sulla base del pubblico a cui ci si rivolge.

Il report sottolinea il grado in cui l’influenza dei trend ha effettivo risultato sui consumi e in che misura.

Per leggere il report completo: http://www.reportlinker.com/p03217611-summary/view-report.html

costi per aprire una gelateria

Gelato vegano: arriva il gelato confezionato alle verdure

Gelato vegano

Arriva anche in Italia il gelato confezionato alle verdure, gelato vegano, “ogm e gluten free”.

È opera di una piccola azienda emiliana specializzata in gastronomia surgelata e parte da ricette tipicamente mediterranee.

Lo scopo era quello di proporre una modalità alternativa per assumere verdura a chi non amasse consumare questo alimento con uno sguardo anche al target vegan che in Italia rappresenta il 3% della popolazione.

La verdura presente in questo gelato ha una quantità variabile tra 20/30 %.

I gusti finora diffusi sono carota e limone, mix pomodoro basilico e fragola, zucca e aceto balsamico di Modena Igp.

Questo particolare gelato vegano alle verdure ha vinto il Top innovations a Colonia in Germania, all’Anuga, fiera internazionale del cibo, sbaragliando 2 mila concorrenti, un prodotto unico nel suo genere, innovativo e assolutamente al passo con i tempi.

Si tratta di un prodotto che mancava nel panorama della gastronomia veg e che non solo risulta privo di materie prime di origine animale ma è anche certificato ‘Vegan OK’.

Ottimo l’equilibrio dei sapori salati del vegetale con le sensazioni dolci della salsa di frutta: grassi e calorie dimezzano, rispetto al gelato classico.

Già pronto per Export su canale asiatico e statunitense questo prodotto raggiungerà presto il mercato nazionale anche nel circuito Horeca, della ristorazione e dei bar, propenendo al consumatore finale una interessante versione confezionata di gelato vegano.

I trend dell’alimentazione sono importantissimi driver per l’imprenditore alla ricerca di prodotti innovativi che consentano un business sicuro ed unico. Chiaramente è importante affidarsi a professionisti nell’ambito del proprio settore, che con altrettanta lungimiranza offrono una consulenza specifica.

In questo caso basti pensare che l’Accademia Italiana Dolce Arte, propone nel proprio palinsesto, corsi dedicati ai nuovi trend del settore, tra cui appunto il vegano, affidandosi a professionisti come ad esempio la naturopata Paola Di Giambattista.

Gelato bio nutraceutico e valore nutritico di materia prima

Gelato Bio

Il gelato Bio Bio che si compone di materie prime di altissima qualità e di prodotti a denominazione controllata è certamente un buon esempio di prodotto nutraceutico.

Il termine Nutraceutico è un neologismo che deriva dalla fusione di NUTRIZIONE e FARMACEUTICO, un gelato CHE FA BENE grazie agli ALIMENTI FUNZIONALI inseriti in ricetta.

Passiamo a definire gli ingredienti funzionali all’organismo per nutrimento e salute – spesso contenutit in molti dei gusti gelato Bio Bio: – ACIDI GRASSI OMEGA (polinsaturi), normalmente contenuti da pesce e crostacei, uova, olio d’oliva e di semi, frutta secca – proteggono a livello cardiocircolatorio e evitano i depositi di colesterolo nei vasi sanguigni. 

– ACIDO ASCORBICO (vitamina C), prevalentemente contenuta da agrumi, fragole, kiwi, etc; ha funzioni antiossidanti, dermoprotettive e antistress.

– ACIDO FOLICO (vitamina M), contenuto da cibi come fegato, lievito di birra, verdure verdi ha la determinante funzione di supportare la crescita del feto durante la gravidanza.

– ACIDO LIPOICO (vitamina N), ha una azione antiossidante ed è contenuto da carne rossa, fegato e verdura a foglia verde.

– CAROTENOIDI, generalmente contenuti da pomodori, anguria, melone, zucche, attivano la vitamina A che ha a sua volta funzioni protettive dell’apparatoro visivo e del derma.

– FICOCIANINE, presente nell’alga SPIRULINA e in altre, ha una azione antiossidante ed antinfiammatoria in alcune patologie.

– FITOSTEROLI, si trovano in olio di oliva, sesamo, soia, riso; contribuiscono a ridurre l’assorbimento del colesterolo.

– RESVERATROLO, si trova nella buccia di Uva e vino rosso e ha proprietà antiossidanti.

– SALI MINERALI, sodio, calcio, fluoro, iodio, magnesio, potassio, ferro, sodio, zinco regolano il funzionamento corretto dell’organismo.

Un buon gelato Bio Bio, potendo contare su materie prime di grandissima qualità e a denominazione di origine protetta è un ottimo caso di gelato nutraceutico.

Date uno sguardo ai suoi gusti e capirete perchè una scelta consapevole di consumo di prodotti bio deve essere presa in considerazione anche per aprire un’attività profittevole.

gelato bio 

Aprire una gelateria artigianale: consumi in ascesa

Aprire una gelateria artigianale

Aprire una gelateria artigianale, dati alla mano, questo sembra il momento giusto per puntare su questo “gustoso cavallo”. 

Se Unilever ha appena deciso di rilevare il gelato (e le gelaterie)  Grom, la motivo è da ascriversi anche al mercato: il gelato industriale sta perdendo colpi e punti a favore del gelato artigianale (o presunto tale) . Il 2015 – complice un’estate calda e secca – ha visto una vera esplosione dell’artigianale che ha segnato un aumento di consumi vicino all’8%. Questo incremento stimato dall’Associazione italiana gelatieri va subito messo a paragone rispetto all’estate 2014, segnata da pioggia e maltempo, che non aveva di certo incoraggiato i  consumi.

Nello specifico trend di consumo estivo di gelato artigianale il Sud Italia quest’anno ha superato il Nord con incrementi  fino al 30%. Il totale del gelato artigianale venduto in Italia nel 2015 toccherà le 170mila tonnellate, ottenute dall’utilizzo di 220mila ton. di latte, 64mila ton. di zuccheri, 21mila  ton. di frutta fresca e 29mila ton.  di materie prime a composizione. 

È quindi il momento più indicato per aprire una gelateria artigianale, in un settore in crescita costante con 41mila locali nella penisola. 

Il business del gelato artigianale, secondo l’Associazione italiana gelatieri, scatena un indotto di 50-60mila addetti e alimenta una filiera (compreso macchinari e materie prime) di circa 5 miliardi di euro.

Aprire una gelateria artigianale, di fatto, in un settore alla ricerca di nuove vie all’estero. A fine 2015, sempre secondo le stime AIG, l’export di gelato italiano segnerà un +8%, col traino costante dei Paesi arabi che ne assorbono fino al 30 per cento.

La vera sfida  è l’internazionalizzazione, possibile con l’apertura di  gelaterie oltreconfine: nel  mondo ci sono 100-120mila gelaterie, che potrebbero tranquillamente diventare 200mila cercando di far fruttare in un vero e proprio business il know-how tipicamente italiano nel settore.  Le richieste da mondo arabo, dall’Australia, Cina, Corea e Stati Uniti sono in continua crescita. Attualmente i gelatieri italiani sono molto richiesti all’estero anche per fare formazione o per affiancare imprenditori locali quando devono aprire una gelateria artigianale, questo avviene senza una vera regolamentazione o un unico che abilita al mestiere. Resta infatti da risolvere il dilemma della definizione di gelato artigianale, ancora materia oscura nella sua corretta identificazione, intanto pensate a come poter aprire una gelateria artigianale.

aprire una gelateria artigianale

Gelato franchising, si passa dal local alla globalizzazione

GELATO FRANCHISING

Sempre più affollato di questi tempi il settore del gelato franchising, sempre  più complesso parlare di gelato artigianale, oggi termine ambiguo da maneggiare con cura. 

Il caso Grom è per eccellenza un esempio sintomatico di come sia spinoso affrontare il tema della vera artigianalità e allo stesso tempo del settore gelato franchising. Difficoltà nella definizione di artigianalità, difficoltà nell’individuazione delle procedure davvero artigianali, difficoltà nella codifica di una sistema “artigianale”.

Ecco il racconto di un anonimo goloso di Torino nella sua particolare rivisitazione del caso Grom. 

“Da anni compravo il gelato in una gelateria artigianale (vera). Poi circa dieci anni fa nacque un locale gelateria con insegna Grom, locale di cui fui fra i primi clienti.  Grom si posizionò sul livello massimo di prezzo, ma mi piacque il suo stile e il suo approccio al prodotto e non trovavo meccanizzazione o standardizzazioni,  apprezzavo in effetti  come i gelatieri “spalettavano” a lungo l’extranoir per portarlo alla corretta cremosità.”

Dal primo punto vendita alle nuove aperture in successione vertiginosa, lo splallettare l’extranoir è diventato però un plus che non tutti si concedono.

Il modello di business di Grom era a scarsa capitalizzazione – con il prezzo al kg bloccato – ma così proiettato alla crescita, esso correva il rischio di un percorso obbligato: dalle banche, alla borsa, alla vendita forzata come unica scelta possibile. 

Ben oltre paragoni e metafore legate a Grattacieli (Unilever)  che fagocitano Botteghe (Grom) è da precisare che il modello di gelato franchising di Grom è ormai ben distante dall’artigianalità, avvicinandosi a un prodotto industriale, mascherato da artigianale (il cono). Niente più gelatieri da bottega che spallettano l’extranoir; il sogno di chi apprezzava questo meccanismo così artigianale e vero  lascia il posto a un prodotto serializzato e standard che, avvenuta l’acquisizione da parte di Unilever, rischia una ulteriore spersonalizzazione in direzione di un prodotto industriale e confezionato a discapito del modello di gelato franchising

gelato franchising

Franchising gelaterie artigianali: il legame Grom e Illy

FRANCHISING GELATERIE ARTIGIANALI

Forse non tutti sanno che Riccardo Illy patron dell’omonimo gruppo Illy, leader internazionale nella torrefazione è diventato socio al 5% di Grom nel 2011. La partecipazione molto probabilmente fu dovuta al consolidamento dei rapporti di fornitura in essere e al potenziale di crescita che la catena avrebbe potuto ottenere fuori dai confini nazionali.

Al momento del suo ingresso in società era previsto per i due soci fondatori della catena di Franchising gelaterie artigianali (o ex artigianali) il diritto a riacquistare la quota entro cinque anni, pagando capitale e un interesse predeterminato.

Un suggerimento avanzato dallo stesso Riccardo Illy a Guido Martinetti e Federico Grom, perché lo stesso modello era stato seguito dalla famiglia triestina quando per lo sviluppo della società avevano ottenuto che la Banca Friulia entrasse al 35%.

Prima della vendita a Unilever, Grom e Martinetti hanno esercitato la loro opzione riacquisendo le quote proprio dal gruppo Illy.

E ora Illy spera che “la partnership” con la ex catena Franchising gelaterie artigianali prosegua perché Grom compra cioccolato e canditi da società del gruppo Illy, pertanto Illy rimarrebbe nella supply chain di Grom, anche se ciò non appare del tutto scontato, immaginando che il gruppo Unilever adopererà le proprie economie di scala anche nella filiera delle forniture e delle subforniture, avendo in portafoglio diversi marchi concorrenti alla stessa Illy. 

Sarebbe una “cortesia” dovuta anche in ragione dell’intervento del 2011 che fu definito dai fondatori del Franchising gelaterie artigianali Il Gelato Come una volta come “colossale”, in effetti per la congiuntura economica particolarmente negativa di quel periodo e per le dimensioni aziendali del gruppo presieduto da Riccardo Illy.

In ogni caso l’intervento di Illy rappresenta una case study nell’ambito del settore del franchising gelaterie artigianali davvero interessante, ovvero come una piccola realtà possa diventare appetibile e attrattiva per i capitali presenti sul mercato, soprattutto in una fase espansionistica con grande liquidità come quella attuale. 

 

franchising-gelaterie-artigianali

Franchising gelaterie, rivoluzione? Unilever acquisisce Grom

FRANCHISING GELATERIE

 

Perché i portabandiera di Crema come una volta hanno dovuto passare il testimone ai colleghi Oltremanica di Unilever? Cerchiamo di analizzare le ragioni che hanno portato il colosso alimentare ad acquisire il brand GROM.

Semplicemente per una ragione di numeri legati al ex classico franchising gelaterie, trasformato in business multi categoria e oltre frontiera.

L’articolo di Roberta Amoruso del Messaggero parla molto chiaro ed evidenzia in primo piano l’importanza dei numeri che già da qualche anno mettevano in primo piano l’insufficienza della buona dose di rischio e il coraggio imprenditoriale dei due giovani imprenditori piemontesi (ormai ben al di lá del classico modello di franchising gelaterie) per mantenere in piedi una catena di 67 negozi partendo da 65.000 euro.

Federico Grom, ex analista finanziario, e Guido Martinetti, enologo, avevano bisogno di capitali freschi per mettere una toppa alle perdite (4 milioni in due anni), senza contare i numeri ancora da approvare al 30 settembre 2015, e per sostenere gli investimenti messi in cantiere senza crollare.

Criticità dovute a un netto allargamento di frontiere e di dimensionamento (dal semplice franchising gelaterie) a una realtà allargata a nuovi gusti alla frutta, a gelati confezionati, cercando lo sviluppo di nuove linee di prodotto a partire da quelli da forno.

In merito al fatturato la realtà parla di una macchina da 24,4 milioni (a settembre 2014), con un ritmo di crescita un po’ lento (+3,7%) rispetto all’obiettivo del 9%, decisamente inferiore rispetto ai ritmi di crescita del mercato di riferimento, ovvero del business gelateria.

Di qui l’esigenza di una profonda revisione. L’Ebita adjusted (il reddito operativo lordo al netto di interessi, imposte, leasing, ammortamenti e svalutazioni), in calo da anni, si era dimezzato.

Anche i debiti erano in calo ma per proseguire l’unica soluzione restava quella di nuovi investimenti.

Ecco molto probabilmente la risposta a questa cessione, che in ogni caso può costituire comunque per Unilever un asset importante per il proprio portafoglio soprattutto in vista di una diversificazione nel mercato del franchising gelaterie.

franchising-gelaterie

Aprire una gelateria in franchising: i buoni motivi per farlo

Aprire una gelateria in franchising

Volete aprire una gelateria in franchising ma temete che l’investimento o il risultato non siano alla vostra portata?

Ecco un paio di dati che vi rassicureranno.

Partiamo dal fatto che gli italiani preferiscono le creme e le più vendute sono nocciola e cioccolato.Un dato di poco valore se non fosse abbinato ai risultati di vero e proprio boom nei consumi della stagione uscente.

Sono 165 mila le tonnellate di gelato artigianale consumate in Italia nel 2014, quasi 3 kg di gelato a testa con un giro di affari di 4,7 miliardi di euro.

Secondo i dati della Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi sono oltre 41mila le imprese attive nel settore Bar Gelateria e Gelateria/Pasticceria (con ben 12mila gelaterie).

Il canale bar/gelateria produce fatturato per 18 miliardi di euro con un peso del gelato pari al 12% sui ricavi complessivi e 2,16 miliardi di euro.

Se questi dati non sono sufficienti a valorizzare l’idea di aprire una gelateria in franchising si pensi che la proposta di gelateria e pasticceria ha ulteriore giro d’affari di 2,5 miliardi di euro per attività commerciali ed artigianali di Gelateria/Pasticceria.

I canali di business sono quindi variegati e ricchi.

Gelateria è sinonimo di fattori di successo indipendenti dalla congiuntura economica, come la pluralità di occasioni di consumo e l’offerta di prodotti legati alla tradizione e alla loro genuinità.

Non contano meteo e crisi, a un buon gelato non si rinuncia mai.

Infine, sul piatto delle valutazioni se aprire una gelateria in franchising vanno annoverate due tendenze: il moltiplicarsi delle gelaterie trendye il diffondersi di un nuovo valore per il prodotto biologico e la riscoperta dell’importanza della materia prima e degli ingredienti. Pertanto si può affermare con una certa ragionevolezza, sì ad aprire una gelateria in franchising, ma sapersi differenziare o affidarsi a chi ha il profondo know-how del prodotto, soprattutto in chiave evolutiva dei consumi e delle tendenze alimentari più attuali.

aprire una gelateria in franchising

Per maggiori informazioni contattaci